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mercoledì 20 luglio 2011

Il picco del petrolio è già stato raggiunto

C'è una convinzione diffusa nella comunità scientifica indipendente che la massima produzione annua globale di greggio è già parte della storia. Entriamo in un "swing plateau", dice l'esperto portoghese Luis de Sousa

vedi articolo in portoghese

vedi articolo in inglese

Interessante è anche il primo commento che dice il 29/09/10:
"Interesting to note that the two most oil-dependent EU countries (Greece and Ireland) are also those closest to financial disaster." (Interessante notare che i due più dipendenti dal petrolio paesi dell'UE (Grecia e Irlanda) sono anche quelli più vicino al disastro finanziario.)
Cosa che è puntualmente accaduta, e se guardi l'ultima figura in fondo all'articolo dopo Irlanda e Grecia c'è Spagna e Italia... ora tocca a noi?



Il Picco del Petrolio è storia.

 (dal sito http://malthusday.blogspot.com/)

Compare oggi (29 settembre 2010 n.d.r.) su The Oil Drum: Europe un articolo del giornalista portoghese Jorge Nascimento Rodrigues precedentemente pubblicato sulla rivista settimanale portoghese Expresso. L'articolo, tradotto in inglese, informa sulle ultime dal mercato petrolifero secondo un recente rapporto proveniente da fonti militari tedesche. Qui ne propongo una traduzione in italiano che spero possa essere utile.

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sabato 12 marzo 2011

La crisi del capitale (sociale)

(da www.buongiornoroma.it)

marzo 12, 2011 di Pierfranco Pellizzetti

Di solito, quando si parla di “capitale”, il pensiero corre a quello “economico”: il denaro posseduto. Un po’ banale visto che tutti noi disponiamo anche di altre risorse da “portare a capitale” per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati, sia i saperi come le relazioni di cooperazione. Risorse che ognuno eredita in misura asimmetrica, secondo quanto il filosofo John Rawls definiva “la lotteria della nascita”. Un altro capitale è quello “umano”: le qualifiche, le competenze, gli atteggiamenti individuali che facilitano il benessere individuale, sociale ed economico. Una vulgata corrente attesta come, favorendo la produttività e l’innovazione, quest’ultimo concorra alla crescita produttiva di un Paese; mentre quello “relazionale” ne aumenta la coesione interna e l’orientamento alla partecipazione democratica. Per dirla con il politologo di Harvard Robert Putnam, “le reti sociali hanno valore. Come un cacciavite (capitale fisico) o l’istruzione (capitale umano) possono aumentare la produttività (sia individuale, sia collettiva), allo stesso modo agiscono i contatti sociali”. Quindi, risulta di estremo interesse valutarne i livelli di accumulazione nell’Italia odierna, sensori del dinamismo economico e consenso politico. L’operazione realizzata di recente da Treelle, il think tank bipartisan sull’apprendimento continuo, ci fornisce dati non confortanti. Il Rapporto misura il capitale umano con due indicatori: confronto tra i titoli di studio e la loro distribuzione nei vari Paesi; analisi delle competenze realmente agite. In quanto ai “titoli”, se la popolazione tra i 25 e 64 anni dell’area Ue raggiunge un livello “terziario” (laurea e postlaurea) del 24 per cento, in Italia siamo al 14. La situazione rilevata in materia di comprensione di testi e grafici (literacy) e nella capacità di utilizzare in modo efficace strumenti matematici (numeracy) registra un ulteriore ritardo italiano rispetto alle medie Ocse. Già negli studenti quindicenni: la literacy scientifica, che in generale si colloca al 29 per cento, da noi scivola al 19.
Se ne ricava che la popolazione italiana ha un’istruzione debole,

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domenica 16 agosto 2009

Ma cos'è questa Crisi?

Ma cos'è questa Crisi?


Rodolfo De Angelis - Ma Cos'è Questa Crisi? (1933)





Si lamenta l’impresario che il teatro più non va
ma non sa rendere vario lo spettacolo che dà
"ah, la crisi!"


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